Old Man & the Gun

di David Lowery, USA/2018, 93’
Arena Puccini

Ispirato alla storia vera di Forrest Tucker, un uomo che ha trascorso la sua vita tra rapine in banca ed evasioni dal carcere. Negli anni del suo crepuscolo, dalla sua temeraria fuga dalla prigione di San Quentin a settant'anni, fino a una scatenata serie di rapine senza precedenti, Forrest Tucker disorientò le autorità e impressionò il pubblico.

"Il film, tratto da una storia vera e in particolare da un memorabile articolo scritto dal giornalista David Grann sul New Yorker, ne rispolvera il carisma nell'elegante ballata dedicata alle imprese del bandito gentiluomo Forrest Tucker, rapinatore seriale di banche, ospite abituale delle patrie galere e specialista di rocambolesche evasioni, l'ultima compiuta a settant'anni suonati. Il biopic confezionato dal promettente regista Lowery si basa sul protagonista, il cui glamour stropicciato aderisce come un guanto al profilo del settantenne malavitoso non violento che con ostentata gentilezza e un accattivante sorriso sfoderato sotto i baffi finti si rivolge a cassiere e direttori delle tante filiali di città diverse mostrandogli la pistola infilata sotto la giacca e ordinandogli di riempire le sue borse di denaro contante senza fare gesti inconsulti. Come alter ego, persecutore in nome e per conto della legge ma animato dallo stesso in fondo nobile codice di condotta, il regista mette in campo il detective Hunt che non esita a portare in famiglia i problemi procuratigli dall'indagine compresi i ripetuti fallimenti. Mentre il risvolto romantico è rappresentato dalla liaison con la disinvolta vedova Jewel che il nostro antieroe dai vestiti impeccabili e il portamento galante ha conosciuto per caso dopo il colpo che apre il racconto. Proprio l'attrice chiamata a interpretare quest'ultima parte, Sissi Spacek, ribadisce l'intenzione che sorregge l'intero impianto del film di omaggiare Redford ricostruendogli attorno gli umori, le atmosfere, le tecniche, i volti, le recitazioni e i dialoghi  caratteristici della "Nuova Hollywood", il cruciale periodo tra la metà degli anni Sessanta e l'inizio degli Ottanta della storia del cinema di cui il divo resta una delle icone incancellabili."

Valerio Caprara, "Il Mattino"