9 agosto 2020, 21:30
@ Piazza Maggiore e BarcArena

Una vita difficile

(Ita/1961) di D. Risi (118’)

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Prima del Sorpasso e I mostri, Dino Risi costruisce questo piccolo affresco di quindici anni di vita italiana osservati attraverso gli sforzi e i fallimenti di un modesto giornalista in lotta per vedere trionfare i suoi ideali democratici. Il film è essenziale nel suo collocarsi a cavallo fra lo spirito costruttivo rivolto all'avvenire del neorealismo e il cinismo, lo sbeffeggiamento della commedia all'italiana degli anni Sessanta. Una vita difficile è il film delle speranze deluse, della generosità ridicolizzata, una prima tappa, apparentemente irreversibile, nel processo di disillusione della società italiana. Se si tratta, moralmente e socialmente, di un'opera di transizione, Una vita difficile è perfettamente riuscito sul piano formale, mantenendo un equilibrio ammirevole fra l'ambizione, la serietà dei propositi (che anticipano i film affresco degli anni Settanta come C'eravamo tanto amati di Scola) e lo humour, l'ironia, l'amarezza ancora piena di emozione (per l'ultima volta) del tono. Le sequenze della cena dei monarchici e dell'esame di Sordi, le due scene di ubriachezza di quest'ultimo sono da antolo-gia. Bisogna d'altra parte considerare come coautori del film, allo stesso titolo di Risi, Alberto Sordi e il suo sceneggiatore di riferimento Rodolfo Sonego. Per quarant'anni, incarnandone speranze e disillusioni, ha per così dire elaborato una vera biografia sociale del popolo italiano. Nessun autore in Europa può su questo piano rivaleggiare con lui.

Jacques Lourcelles


De Laurentiis voleva fare un film per Sordi che non fosse il solito film comico. Con Sonego, che è stato gran parte di questa operazione, ci siamo detti: "perché non fare un affresco, una cavalcata italiana, qualcosa che sia un po' lo specchio della realtà degli anni precedenti?". Volevamo raccontare una storia di quegli anni significativa per gli anni che vivevamo. In fondo era un film drammatico e c'era un po' di paura nell'usare Sordi. Partiva come un ex partigiano, era un Sordi idealista! Uno che credeva in qualcosa mentre nei suoi film non credeva mai a niente, come anche nella vita. Era un bel rischio, c'erano anche momenti di commozione. Sordi fu bravissimo e mi pare che questo resti uno dei suoi film più importanti. Il film ebbe successo ma non enorme, direi che ha guadagnato con gli anni. Tanto che in qualche modo Scola è partito da lì per C'eravamo tanto amati, come è partito da Straziami per Dramma della gelosia.

Dino Risi