copertina di Bologna Underground

Bologna Underground

Dalle cantine alle balere 
Un manipolo di (de)menti geniali

 

"Insomma è sempre a Bologna che bisogna andare se si vuole morir dal ridere..."

(Nina Grassi)

Alla fine degli anni Settanta il Movimento aveva scardinato i linguaggi, il Dams aperto le menti con seminari sui generis ("sono tutti figli nostri", dirà Roberto Leydi). Nelle cantine del centro di Bologna scoppiava il rock demenziale, impazzavano le feste da s-ballo della fauna postmoderna, mentre vecchi arci sfornavano a ripetizione comici surreali e improbabili intrattenitori. Quella che dagli Skiantos conduce al Gran Pavese Varietà e a Bologna Sogna è una scena che va celebrata anche per esorcizzare l'immagine, che molti hanno proposto - e ancora propongono - di una città in ginocchio, segnata dalle violenze e dagli attentati, irrimediabilmente in crisi e decaduta. Come ha detto uno dei protagonisti della stagione (de)mente, gli anni ottanta a Bologna non furono solo di piombo, ma anche (e soprattutto) "di pongo".