La fiamma del peccato

(Double Indemnity, USA/1944) di Billy Wilder (107')
Piazza Maggiore

Charles Brackett, sceneggiatore complice di Wilder, aveva rifiutato di scrivere Double Indemnity: definiva la storia di James M. Cain “puro trash”. Lo scandalo del film è infatti quello di trattare vite degradate di gente comune, dietro le facciate piccolo borghesi delle colline di Los Angeles. Non c’erano nemici pubblici e donne di dichiarato malaffare, ma una storia ispirata a un fatto di cronaca realmente accaduto. I dialoghi furono adattati da un Raymond Chandler insoddisfatto e acido, al tramonto di se stesso e incapace di intendersi con il regista. Riascoltati oggi, nell’originale come nel doppiaggio d’epoca, sembrano scolpiti nella pietra delle convenzioni, senza un errore o un cedimento, intenti a restituire, con poche parole, il male e la disillusione, il cinismo come unico compagno della lussuria. Non si può non rimanerne soggiogati. 
Le ombre, il bene che smarrisce i suoi confini, la passione che diventa coazione al delitto. Ma soprattutto la donna che si disfa della famiglia puntando solo al denaro, all’indipendenza dai legami e dai doveri, costi quel che costi e cioè poco, l’uccisione del marito disamato e la dannazione dell’amante mai amato. Barbara Stanwyck è per tutte e per tutti “la” dark lady, la più glaciale. La parrucca che le fa indossare Wilder la imbruttisce e la involgarisce, ma sono quei pesanti e artefatti riccioli biondi a dettare, d’ora in poi, le regole estetiche della femme fatale. E, naturalmente, quel braccialetto alla caviglia che colpisce e stordisce Neff a prima vista, come un narcotico, un punto di non ritorno nella femminilità ricreata dal cinema. La Seconda guerra mondiale aveva strappato gli uomini all’America, le donne erano rimaste sole, costrette a lavorare e a mantenersi, l’immagine di bimba, fanciulla, moglie e madre protetta s’era definitivamente frantumata.
Piera Detassis

Barbara Stanwyck non si era mai trovata a interpretare una donna altrettanto fredda, egoista e calcolatrice. “In lei è subito scattato qualcosa” commentava Wilder all’epoca. Retrospettivamente, la versione riportata da Barbara Stanwyck è un po’ più complessa: dopo che Wilder le ebbe inviato la sceneggiatura e lei l’ebbe letta, in un primo momento ne fu spaventata. Di personaggi duri ne aveva interpretati, ma mai un out-and-out-killer. Per questo era un po’ spaventata; così, quando andò da Wilder, gli disse: “Il testo mi piace, e mi piace lei; ma dopo tanti ruoli eroici mi fa abbastanza paura dover tutt’a un tratto impersonare una cinica assassina”. Al che Billy Wilder, guardandola dritta in faccia, le chiese: “Ma lei è un topo o un’attrice?”. E Barbara Stanwyck rispose: “Un’attrice, spero!”. “E allora reciti quella parte!” “Recitai la parte, e gliene fui molto grata”.
Hellmuth Karasek




scarica e stampa