L'appartamento

(The Apartment, USA/1960) di Billy Wilder (125') 
Piazza Maggiore

Naturalmente, avere a disposizione Lemmon anziché un attore qualsiasi era un bell’aiuto. Gli attori come Lemmon sanno istintivamente quando fermarsi, quando scatterà la risata. Ho avuto la grande fortuna di lavorare con veri professionisti. Quando si scrittura un attore non si può andare contro la parte. Sapevo che Shirley MacLaine sarebbe stata perfetta: bastava lasciarla fare. E nell’Appartamento è stata superba.
Billy Wilder

Mescolare commedia e dramma è notoriamente difficile, ma L’appartamento lo fa sembrare facile. Come un Martini perfettamente dosato, il film ha quel tanto di emozione che basta a compensare il suo paralizzante caustico cinismo; come la migliore salsa agrodolce, non permette mai che il sentimento abbia la meglio sull’asprezza, o viceversa. Il risultato è uno dei film più amati e appaganti di Billy Wilder. Tra satira spietata e fascino esuberante, L’appartamento alterna momenti dolorosi come un pugno allo stomaco e scene esilaranti. Ispirandosi a un’idea scribacchiata dopo aver visto Breve incontro (1945), Wilder prende la storia pruriginosa di un impiegato che per far carriera presta il suo appartamento ai superiori in vena di scappatelle e la trasforma in una sorprendente e sentita difesa della dignità umana. Jack Lemmon, mai così divertente e così commovente, è un uomo che fa del suo meglio per conformarsi a una cultura volgare, superficiale e spudoratamente sessista. Shirley MacLaine infonde un brio corroborante in colei che è una vittima di tale cultura, una donna che sembra prendere le distanze da se stessa esprimendo commenti taglienti sul proprio pathos. Sono circondati da un cast di personaggi secondari disegnati con il tratto elastico ed esuberante delle caricature di Al Hirschfeld, cui Wilder e I.A.L. Diamond mettono in bocca battute gioiosamente chiassose e intelligenti. Le scenografie di Alexandre Trauner (sue quelle di Les Enfants du Paradis), valorizzate dall’incisiva fotografia in bianco e nero di Joseph LaShelle in formato widescreen, ricreano con ricchezza e verosimiglianza la New York degli anni Cinquanta, dall’enorme e alienante ufficio – citazione visiva di La folla (1928) di King Vidor – alla vissuta semplicità dell’appartamento. Wilder si portò a casa tre Oscar (sceneggiatura, regia e miglior film) e lasciò agli spettatori la vigilia di Natale più allegramente deprimente, la partita di carte più struggente e forse la più esilarante preparazione di un piatto di spaghetti.
Imogen Sara Smith




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