Il medico della Mutua

(Italia/1968) di Luigi Zampa (98')
Piazza Maggiore

Soggetto: Giuseppe D’Agata, dal suo romanzo omonimo. Sceneggiatura: Sergio Amidei, Alberto Sordi, Luigi Zampa. Fotografia: Ennio Guarnieri. Montaggio: Eraldo Da Roma. Scenografia: Franco Velchi. Musica: Piero Piccioni. Interpreti: Alberto Sordi (dottor Guido Tersilli), Bice Valori (Amelia Bui), Sara Franchetti (Teresa), Nanda Primavera (mamma Tersilli), Evelyn Stewart [Ida Galli] (Anna Maria), Claudio Gora (primario), Franco Scandurra (dottor Carlo Bui), Pupella Maggio (prima paziente), Leopoldo Trieste (Pietro), Adriana Giuffrè (Marianna). Produzione: Bruno Turchetto per Euro International Films, Explorer Film ’58.
Versione originale con sottotitoli inglesi
Copia proveniente da Cineteca del Friuli

Con Il medico della mutua, che esce nell’ottobre 1968, Zampa coglie forse il maggior successo della sua carriera. Il romanzo di Giuseppe D’Agata, uscito per Feltrinelli nel 1964, aveva fatto parlare, più che per i meriti letterari (che non mancano), per la denuncia paradossale e grottesca del sistema mutualistico e per le polemiche annesse. […] Per rendere cinematografica questa realtà, Zampa la deve illuminare con la satira: la deve deformare, deve cogliere i lati paradossali e grotteschi, le esagerazioni e le storture […]. In questo modo la rappresentazione diventa immediatamente denuncia: ciò che viene portato sullo schermo è giustificato non solo dal fatto di essere inedito, ma dalla sua esemplarità negativa. […] Per certi versi Guido Tersilli è un fratello del vigile Otello Celletti: è un mediocre che trionfa grazie all’ostinazione. Ma Celletti in fondo era un figlio del popolo, e Zampa gli poteva concedere l’indulgenza che si riserva a chi non si accorge dei propri limiti. Chi è invece Guido Tersilli? Un piccolo borghese che i propri limiti li conosce molto bene (a partire dalla propria impreparazione), e che ciò nonostante decide di perseguire cinicamente i propri scopi. […] Tersilli è il primo figlio del boom che Zampa rappresenta in un film: il figlio di un’Italia arida e arrivista e trionfante, che ha perso ogni senso di solidarietà, ogni dimensione di socialità. All’epoca di Il vigile, l’Italia viveva ancora in strada, aveva riti collettivi; ora pianifica le conquiste dal chiuso dei tinelli e degli studi professionali. Il popolo non è scomparso, in Il medico della mutua, ha conservato la faccia, ma ormai ha perso l’identità, è diventato massa. […] Zampa sa che dietro a quel popolo non c’è più una società, una dimensione collettiva. Sa che l’Italia si avvia a essere un paese senza più popolo, fatto di tanti individui. Che forse si ritrovano solo nel buio di una sala, per ridere di ciò che sono diventati. (Alberto Pezzotta)

Se ne poteva fare un’opera realistica o drammatica, ma io penso che proprio attraverso un carattere ironico, velatamente satirico, il film possa acquistare uno spessore maggiore. Sarà comunque un lavoro di impegno civile, come del resto lo erano gli ultimi due film che ho realizzato con Alberto Sordi, L’arte di arrangiarsi e Il vigile, e come in quelli, anche nel Medico della mutua cercherò di esaminare il comportamento di un uomo, di un singolo, messo al centro di un fatto nazionale. La mia intenzione, insomma, è di raccontare soprattutto una storia umana, vera, credibile, una storia di tutti i giorni. Ed è per questo che ho molta fiducia in Sordi, perché mi sembra che lui riassuma, anche fisicamente, tutti i travagli, tutte le angosce dell’italiano medio, conferendo però ad essi un’aria di distacco, di indifferenza, di apatia: caratteristica, appunto, di noi italiani. (Luigi Zampa)




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