Il Marchese del Grillo

(Italia-Francia/1981) di Mario Monicelli (135')
Piazza Maggiore

Soggetto: Bernardino Zapponi. Sceneggiatura: Piero De Bernardi, Leonardo Benvenuti, Mario Monicelli, Tullio Pinelli, Alberto Sordi. Fotografia: Sergio D’Offizi. Montaggio: Ruggero Mastroianni. Scenografia: Lorenzo Baraldi. Musica: Nicola Piovani. Interpreti: Alberto Sordi (marchese Onofrio del Grillo/Gasperino), Paolo Stoppa (papa Pio VII), Flavio Bucci (fra’ Bastiano), Caroline Berg (Olimpia), Riccardo Billi (Aronne Piperno), Cochi Ponzoni (Rambaldo), Elena Daskowa (marchesa del Grillo), Marc Porel (Blanchard), Leopoldo Trieste (don Sabino), Giorgio Gobbi (Ricciotto), Marina Confalone (Camilla). Produzione: Renzo Rossellini per Opera Film Produzione, Gaumont.
Versione originale con sottotitoli inglesi
Copia proveniente da Cineteca Nazionale

Un grande personaggio, grandioso, crudele, tremendo, cialtrone, quello di Il marchese del Grillo, il nobile romano dell’aristocrazia nera, che in realtà non ha nessuna pietà per i poveri, anzi si diverte a dileggiarli. Sordi era perfetto, e poi faceva due personaggi, una cosa che viene da Shakespeare, da La bisbetica domata, che è anche una delle beffe più famose fatte dal Marchese del Grillo, quella che fa al povero carbonaio suo sosia, ubriacandolo e facendolo passare da nobile per qualche giorno, comportandosi con lui in modo crudelissimo. A proposito delle sue radici quasi ottocentesche, mi viene in mente il Belli, un sonetto che comincia così: “C’era una volta un Re che dar palazzo/ Manno fora a li popoli st’editto:/ Io so’ io, e voi nun sete un cazzo”. Nel film sembrava che l’avesse inventato lui, è diventata una frase famosa che la gente crede un’invenzione di Sordi!
Sordi non è amato all’estero, perché sostanzialmente non è capito. Si chiedono come facciamo
noi italiani a divertirci con un essere che è tutto tranne che divertente, che è anzi così odioso. Eppure è stato il personaggio di italiano più forte di tutti lungo quarant’anni di storia... Sottolineava le bassezze e i difetti degli italiani in maniera tale che poi gli italiani finirono col divertircisi molto, tutti naturalmente pensando che Sordi parlasse degli altri, mai di loro stessi. Coglieva il carattere nazionale in maniera straordinaria, e in questo senso era davvero un autore perché il suo personaggio l’ha inventato lui, e tutti noi registi e sceneggiatori abbiamo lavorato su quella falsariga con le nostre mille variazioni. (Mario Monicelli)

Monicelli fa uscire a Natale del 1981 Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi, che raggiunge in poche settimane le massime vette d’incasso. Anche in questo caso il soggetto ha conosciuto traversie notevoli: venticinque anni prima era stato proposto a Sordi per la regia di Visconti; successivamente era passato per le mani di Luigi Magni, specializzatosi dopo Nell’anno del Signore in vicende vernacolari nella Roma papalina. Il personaggio del Marchese del Grillo, che combina scherzi senz’allegria per giustificare la propria esistenza e che insieme rivela le sue paure e le sue insicurezze aggrappandosi vigliaccamente a tutti i privilegi di cui può fruire, è mutuato dalla compagnia di Amici miei. Da questo punto di vista, giova la collocazione in un’epoca più interessante di quella del quintetto di toscani. Anzi, per una migliore identificazione storica, Monicelli sceglie di posticipare di cento anni quanto fa Luca Desiato nella biografia del vero Angelo del Grillo, di cui Onorio è un presunto discendente. (Steve Della Casa)




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